Il ciclo dei rifiuti a Roma, un po’ di storia, lo stato attuale e il futuro: un pilastro del Patto per Roma

La gestione dei rifiuti a Roma è segnata da una grande criticità e da una emergenza con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di maggiori costi e disagi per i cittadini e di minori opportunità di sviluppo e innovazione e di opportunità di lavoro specie per i giovani. 

La causa di tale criticità è antica e risiede nel fatto che la parte politica, le aziende pubbliche e l’imprenditoria privata per troppo tempo si sono cullati su una soluzione di smaltimento a basso costo come la discarica, quando nelle altre regioni del nord Italia ci si dotava di impianti tecnologici più complessi (termovalorizzatori e impianti di compostaggio), come è avvenuto nei paesi più avanzati del nord Europa. Nello stesso tempo si avviava seriamente la Raccolta Differenziata e ci si dotava del necessario parco impiantistico per poter avviare efficacemente a riciclo e recupero i rifiuti raccolti, grazie anche alla stretta collaborazione con il Consorzio nazionale imballaggi e i vari consorzi di filiera. 

Agli inizi del 2000 ci si era mossi per avviare, anche nel Lazio, la Raccolta Differenziata ed il passaggio dalla discarica a un trattamento industriale. A Roma fu infatti creato un consorzio pubblico privato, il CTR, che avviò e pose le basi anche impiantistiche per avviare la valorizzazione dei rifiuti raccolti in modo differenziato e poi si raggiunse, anche attraverso la mediazione della Regione Lazio, un accordo con l’imprenditoria privata romana affinché il trattamento dei rifiuti indifferenziati fosse equamente diviso al 50% tra pubblico e privato. Si costruirono 4 impianti di trattamento meccanico biologico TMB, due del privato a Malagrotta, due del pubblico a Rocca Cencia e a via Salaria, che ancora oggi rappresentano l’unica soluzione per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati di Roma.

Purtroppo l’esperienza fattiva e positiva tra pubblico e privato dei primi anni 2000 terminò nel giro di pochi anni; il privato cedette le proprie quote nel consorzio alla società pubblica AMA. Quest’ultima purtroppo sino al 2013 non è stata in grado di aumentare la quota di Raccolta Differenziata (a fronte di un significativo aumento dei costi), né tantomeno di dotarsi di una rete di impianti industriali per la valorizzazione del materiale raccolto. Anzi in alcuni casi si sono deteriorati impianti molto costosi (vedi: impianto multimateriale di Rocca Cencia) lasciando così il settore della valorizzazione in mano agli operatori privati. 

Il privato di Malagrotta, da parte sua, avendo la discarica, non ha fatto partire a pieno regime gli impianti TMB né tantomeno li ha fatti partire l’AMA, anche con il beneplacito della parte politica, visti i bassi prezzi dello smaltimento praticato per i rifiuti tal quali nella discarica di Malagrotta.

I rifiuti urbani indifferenziati hanno continuato ad essere smaltiti in gran parte nella discarica sino a quando la Comunità Europea non ci ha imposto, pena la sanzione di infrazione comunitaria, di non utilizzare la discarica per il rifiuto tal quale. A quel punto la parte pubblica e quella privata hanno mandato a regime i 4 impianti TMB. Quindi per incapacità della società pubblica, per la non lungimiranza della parte politica e della parte privata, al momento della chiusura della discarica ci siamo trovati con un sistema che dipendeva per oltre il 50 % dalle discariche fuori regione e per un altro 30% dagli impianti di recupero energetico fuori regione e esteri. È pur vero che negli ultimi tre anni qualche progresso si è registrato: la RD ha raggiunto il 40% ma anche per i rifiuti da RD la valorizzazione viene effettuata per oltre il 60 % fuori regione in quanto Roma e anche il Lazio non hanno un adeguato parco impiantistico. 

Oggi la criticità appare evidente infatti è opinione condivisa che le soluzioni di smaltimento fin qui operanti dovrebbero essere superate; il milione e ottocentomila tonnellate di rifiuti raccolti non può dipendere per oltre il 70% da impianti fuori città e fuori Regione, anche in spregio della normativa europea; basta che alcuni impianti fuori regione o esteri vadano in crisi e nasce l’emergenza per la città di Roma e quindi i rifiuti rimangono per strada.

Se le cose stanno così, è chiaro il motivo per cui per i romani l’imposta sui rifiuti (Tari) sia tra le più alte in Italia e per cui allo stato non si percepisca alcun percorso possibile di riduzione di questa tassa. Così come è organizzata la gestione dei rifiuti non ha alcuna spinta all’innovazione; la municipalizzata cresciuta all’ombra della discarica chiude il bilancio in sostanziale pareggio grazie ad un generoso contratto di servizio.

 Le imprese private danno la sensazione di essere sempre pronte a giocare di rimessa ed a cogliere le ampie opportunità lasciate loro dalla municipalizzata stessa.

L’azienda comunale è fortemente concentrata nella fase di raccolta caratterizzata da alta intensità di manodopera e con relativamente scarsi miglioramenti in termini di produttività; i privati sono riusciti a concentrare la loro presenza nello smaltimento dove il ciclo dei rifiuti presenta più margini e più flessibilità.

 Con questo assetto organizzativo tutti gli attori hanno massimizzato la benevolenza della politica, sensibile ai livelli occupazionali della municipalizzata, sulla quale peraltro non disdegnava di allungare direttamente le mani in termini di nomine e di rapporti privilegiati con le forze sindacali che sono divenute via via più presenti e condizionanti. Il privato giocando di rimessa coltivava i buoni rapporti con la politica e con un management della municipalizzata che aveva sempre scarsa se non nulla autonomia gestionale. I processi produttivi con margini interessanti sono stati esternalizzati, spesso con procedure semplificate, consentendo di accontentare tutti con l’eccezione del cittadino pagante.

 Quanto fosse condiviso lo stato delle cose si è reso evidente dalla proroga per più di una decade del contratto di servizio; questo prolungamento smorza definitivamente la spinta verso la già scarsa innovazione.

Questo equilibrio di basso livello è rotto ancora una volta dalle norme comunitarie che si stanno orientando sempre più decisamente verso un economia circolare; il che vuol dire recuperare materia dai rifiuti ed in ultima analisi energia lasciando alle discariche solo quei rifiuti che non si possono riciclare e recuperare (ca. il 10-15 %).

Non basta dire facciamo la Raccolta Differenziata e produciamo meno rifiuti; per realizzare un processo di economia circolare è necessario individuare la migliore strategia per coinvolgere risorse pubbliche e private per la realizzazione del parco impiantistico necessario. 

Se allo stato attuale esistono processi che tutti gli attori del ciclo dei rifiuti possono condividere, l’aspetto più rilevante è trovare un terreno in cui le varie istanze possano convergere e divenire un Piano Operativo che individui puntualmente le azioni da compiere nei prossimi anni. Questo Piano Operativo dovrebbe divenire un pilastro portante del Patto per Roma e in tale ambito trovare le necessarie risorse finanziarie pubbliche e private.

Dal lato pubblico la Regione Lazio ha un ruolo cruciale dovendo procedere alla ridefinizione dell’impiantistica in funzione dei nuovi obiettivi. In concreto si dovrà procedere alla revisione delle varie autorizzazioni rilasciate persuadendo gli operatori pubblici e privati a riconvertire gli impianti TMB per la produzione di compost dalla frazione organica da RD e per il recupero di metalli e plastiche da inviare a riciclo o da inviare a recupero energetico. Inoltre si potrebbe incrementare la capacità di recupero energetico dell’impianto di Colleferro che dovrebbe essere dismesso dalla Regione Lazio mediate gara pubblica.

Ovviamente spetta al Comune di Roma un ruolo centrale nell’implementazione del Piano Operativo coinvolgendo tutte le forze pubbliche e private nel grande sforzo di industrializzate il ciclo dei rifiuti; una forte accelerazione per garantire l’intervento della pluralità delle forze in campo potrebbe consistere nel ricollocare il contratto di servizio a livello municipale facendo venir meno il ruolo monopolistico dell’AMA.

 

 Mauro Zagaroli                                                    Giancarlo Fraticelli

One thought on “Il ciclo dei rifiuti a Roma, un po’ di storia, lo stato attuale e il futuro: un pilastro del Patto per Roma

  1. Simona consoni

    Ottimo articolo. Continuiamone a dibattere! Grazie ai compagni che se ne sono occupati!

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