Chi era Petroselli

Il nostro Circolo è intitolato a Luigi Petroselli. Chi è stato Petroselli?

Quando a 47 anni, il 27 settembre 1979, Luigi Petroselli divenne sindaco di Roma esordì dicendo: “Signor Presidente, il sentimento che ora prevale è di umiltà”. E l’umiltà è tipica degli uomini grandi che mettono il loro potere a servizio della comunità.

Luigi Petroselli è stato una delle personalità pubbliche più amate e rimpiante per aver saputo coniugare con intelligenza le sue doti politiche e umane, lavorando con passione, lucidità, lungimiranza, determinazione.

GLI ANNI DELLA FORMAZIONE

La stessa determinazione che lo portò, da bambino, a voler entrare in Seminario a Viterbo, dove era nato il 1 marzo 1932 e poi ad uscirne, quando frequentava il quinto ginnasio.

E’ proprio in questi anni di seminario che  comincia a manifestarsi il suo interesse per la politica attraverso la lettura di Rinascita e de l’Unità. Frequenta il Liceo classico statale e poi si iscrive alla facoltà di Lettere e filosofia presso l’Università di Roma. Sono gli anni della maturazione della scelta e dell’impegno politico: si iscrive alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, è protagonista di animati dibattiti politici fra studenti, in particolare nel periodo delle elezioni politiche del 1948.

Nel 1950 si iscrive al PCI e, dopo un anno, come attivista provinciale del partito, è alla testa delle lotte contadine per l’assegnazione ai coloni delle terre incolte e mal coltivate. Durante l’occupazione della tenuta “Colonna” di Bomarzo viene arrestato “per avere pubblicamente (…) istigato i cittadini di Bomarzo nelle ore serali del 29 settembre 1951 a compiere il delitto di invasione di terre poste nell’agro del comune di Bomarzo”. Viene condannato a dieci mesi di prigione e a £ 10.000 di multa.

I primi anni cinquanta sono anni altamente formativi in cui unisce l’impegno e la responsabilità politica all’approfondimento culturale, dando prova di maturità politica e grande capacità di analisi e dissertazione teorica. Tra il 1953 e il 1954 partecipa ad un corso di studi presso la scuola centrale del PCI di Bologna. In un saggio su “Stato e rivoluzione” di Lenin  Petroselli scriveva: “…. il dirigente comunista non si forma la sua personalità politica una volta per sempre, ma arricchendola ogni giorno di nuove esperienze, di nuovi contenuti. Quel che importa è che non rimanga schiavo della ‘pratica’ o prigioniero degli schemi”.

Il 1956 è un anno di crisi profonda, di grande sofferenza per il giovane Luigi Petroselli, leale e intellettualmente onesto. E’ l’anno dei “fatti di Ungheria”: la repressione armata da parte dell’esercito sovietico nei confronti dei lavoratori ungheresi e la condivisione del PCI a tale azione lo pongono in netto disaccordo con il partito stesso e lo inducono a scrivere una lettera di dimissioni, mai recapitata, alla Federazione. In ogni caso, non abbandonò mai il partito, ma, a causa del suo dichiarato dissenso, gli verrà riservato negli anni futuri un trattamento piuttosto tiepido.

“Mai un autunno come questo amaro / già conoscemmo / disperse foglie / che il vento raduna e trascolora …..”. Con questi versi il 1° settembre 1957 comunicava il suo stato d’animo ad un amico.

LA VITA POLITICA

Solo nel 1959 riprende il suo lavoro politico nella Federazione di Viterbo, unitamente all’attività giornalistica come corrispondente de L’Unità.

Nel 1961 viene eletto nel Comitato Direttivo della Federazione e nello stesso periodo entra a far parte del Comitato Regionale del PCI.

Molto apprezzato per le sue qualità politiche e di organizzazione, nel 1962 diventa segretario della Federazione comunista viterbese.

Negli anni ’60 – ’70 ricopre la carica di consigliere nelle Amministrazioni locali viterbesi e la sua presenza si fa sentire nella lunga battaglia politica sul Piano Regolatore generale di Viterbo, intorno ad un nuovo concetto di politica del territorio, tendente a conciliare lo sviluppo urbanistico con la salvaguardia del patrimonio storico e naturale.

Da uomo aperto, con una innata avversione al settarismo, impegna la sua dialettica e la sua capacità di relazione per la costruzione di alleanze sociali e politiche volte alla formazione di liste unitarie di sinistra, aperte a forze democratiche indipendenti.

Nel 1966, all’XI Congresso nazionale, è eletto nel Comitato centrale del PCI.

Nell’agosto del 1968, in occasione dell’ingresso dei carri armati a Praga, non esita ad esprimere una ferma condanna per l’accaduto, ancora prima della presa di posizione ufficiale del partito.

Nel 1969 è chiamato a Roma a dirigere il Comitato regionale del Lazio da Enrico Berlinguer, che dirà di lui: “Mi colpì profondamente fin da quando lo vidi al lavoro come dirigente della Federazione comunista viterbese”.

Negli anni ’70 condivide con Berlinguer un’intensa attività politica di ampio respiro democratico e unitario, orientata alla costruzione di una nuova organizzazione sociale e civile della società, attraverso il coinvolgimento di lavoratori, ceti medi e intellettuali.

Sono gli anni della vittoria del referendum sul divorzio e dello straordinario risultato del PCI (34,6%) alle elezioni del 1975.

Nel 1976 è capolista per il PCI al Comune di Roma e supera in preferenze l’onorevole Andreotti. Si costituisce la giunta di sinistra con alla guida Giulio Carlo Argan.

Nel 1979, dopo le dimissioni di Argan, Petroselli è eletto sindaco di Roma e viene riconfermato, con 130.000 voti di preferenza, nelle elezioni del 17 settembre 1981.

PETROSELLI SINDACO DI ROMA

Come sindaco Petroselli (Giggi e Giggetto per i più intimi) si conquista le simpatie del popolo romano per le sue doti politiche e umane: da uomo infaticabile qual è, lavora con tutte le sue forze, il cuore e la mente per svolgere al meglio il suo ruolo di primo cittadino. Egli aveva capito che Roma non poteva davvero svilupparsi senza l’eliminazione delle forti disuguaglianze sociali esistenti. Insieme con Argan, con coraggio e determinazione, vara il Piano Urbanistico per l’Edilizia Economica e Popolare, dando inizio alla demolizione dei borghetti. Al tempo stesso inizia l’opera immensa di risanamento delle borgate per restituire dignità a migliaia di cittadini abbandonati nell’abusivismo.

Sotto la sua amministrazione inizia la costruzione della linea A della metropolitana, vengono istituiti servizi sociali per anziani, bambini e disabili.

Il suo nome è legato a quello di Antonio Cederna, archeologo e urbanista, per la realizzazione del “Progetto Fori” che ha consentito di creare un’unica area archeologica dal Colosseo al Campidoglio, con l’eliminazione della Via del Foro Romano (che divideva il Campidoglio dal Foro Repubblicano) e l’unione del Colosseo al Tempio di Costantino e di Venere e Roma.

Via dei Fori Imperiali venne chiusa al traffico domenicale per consentire ai Romani e ai turisti di passeggiare liberamente e godere la città. Dopo il delitto Moro e i continui attacchi terroristici, Roma era prostrata, ma Petroselli riuscì a rompere l’assedio, convinto che la città aveva bisogno di linfa culturale ed è in questo contesto che si colloca l’altra iniziativa dell’”Estate romana” che riporta i cittadini a vivere la città.

Il “sindaco di Roma” morì troppo presto, il 7 0ttobre 1981, sul lavoro, dopo aver parlato al Comitato centrale del PCI. Unanime fu la costernazione per la perdita di un uomo rude, scontroso, ma grande leader, onesto, concreto, con uno straordinario senso della giustizia.

LA VITA PRIVATA

La sua vita privata è stata sempre caratterizzata da riservatezza e pudore. Il 5 gennaio 1966 sposa in Campidoglio Aurelia Sorgi, siciliana, insegnante di matematica e scienze, alla quale dedica versi delicatissimi rivelando un animo romantico e una acuta sensibilità. E’ molto affettuoso anche  con gli altri familiari, soprattutto con i nipoti, per i quali scrive poesie e filastrocche. Ama la poesia, soprattutto quella di Alfonso Gatto, la letteratura, il cinema e il teatro, la musica, in particolare quella francese.  Luigi è un curioso, legge di tutto, studia, si aggiorna continuamente su tutti gli eventi della vita. Non è stato mai un “provinciale”, ma un uomo di grande respiro culturale e ideale.